2° Itinerario-i palazzi del potere
tratto da
ANDRIA – ITINERARI
“Fede, palazzi del potere, federiciano, laure e gurgo”
a cura di
Città di Andria
Settore sviluppo economico – Ufficio Turismo
II ITINERARIO – I PALAZZI DEL POTERE
testi a cura del prof. Michele Palumbo

A poca distanza uno dall’altro, si trovano i due palazzi del Potere. Quello antico e quello moderno. In mezzo, quasi come una cerniera all’aperto, c’è la piazza più grande della città, piazza Vittorio Emanuele II, da tutti conosciuta però come piazza Catuma. Potremmo dire che è la piazza del potere del popolo: da sempre, infatti, è proprio in piazza Catuma che si svolgono le manifestazioni popolari, religiose e politiche, le grandi e antiche feste, i festival moderni. Cosa significa “Catuma” è ancora un mistero: ci sono stati studi, tentativi di analizzare e ricavare etimologie, ma l’origine certa del nome di questa piazza è ancora sconosciuta. E’ stato anche tentato, con saggi geologi, di capire cosa si nasconde sotto la piazza, nelle viscere della città: a parte qualche manufatto, qualche moneta, però, non nè è venuto fuori molto.
E proprio su piazza Catuma, si affaccia uno dei lati del Palazzo ducale, il palazzo del potere antico. Il palazzo ducale troneggia su piazza Catuma, sul Vaglio e su piazza la Corte (dove c’è l’ingresso principale).
Si tratta di un’originaria probabile struttura fortificata di origine medievale; successivamente divenne residenza di conti e duchi e, soprattutto dai Carafa, ha subito rimaneggiamenti e trasformazioni nel corso dei secoli ( dal ‘500 all’ 800 ). Passato alla famiglia Spagnoletti Zeuli, il palazzo è stato diviso poi in due parti nell’ambito dell’asse ereditario. Recentemente, una parte, proprio quella che dà su piazza la Corte, è stata acquistata dal Comune e, in attesa di un restauro completo, ospita manifestazioni culturali e spettacoli.
Da piazza Catuma, proseguendo per via Carlo Troya, si giunge in piazza Umberto I, dove c’è il Palazzo di Città, il Municipio, il palazzo del potere moderno. Il Municipio in origine era un convento dei frati francescani conventuali ( terminato nel secolo XIV ). Venne confiscato dall’Amministrazione civile nel 1809. Nel 1839 venne affidato all’architetto Luigi Castellucci, di Bitonto, l’incarico di progettare l’attuale facciata, un mirabile esempio di architettura neoclassica. I lavori iniziarono a metà del secolo e vennero diretti dall’architetto Federico Santacroce ( di Barletta ).
